Brevi racconti estivi…

Non vi ho mai nascosto la mia passione viscerale per questo mondo e tante volte, tante sere, vi ho raccontato brevi e piccole storie celate dentro le bottiglie. Se esiste l’Infernot è anche per questo motivo, per la voglia di avvicinarvi ad un mondo così fantastico, che più lo assapori più ne vorresti: una storia senza fine, un libro sempre nuovo con personaggi e protagonisti che cambiano di continuo e che intrecciano le loro avventure.

E questa volta non vi narrerò di profumi e degustazioni, ma di persone, amici che potete trovare all’Infernot attraverso la loro produzione, ma soprattutto cercare di conoscere ancora meglio attraverso il racconto di giornate condivise con loro durante il meritato riposo estivo.

VULCANO, PUNTA DELL’UFALA

E ci ritroviamo a prendere l’aliscafo, questa volta insieme a me e a Rox c’è un piccola peste di dieci mesi, Alma: tutto nuovo per lei, ma anche per noi, poiché questa volta Vulcano si svelerà nella sua veste più insolita e poco conosciuta, quella legata al vino, al nettare di Paola Lantieri.

Paola, i figli Daria e Salvatore ci rapiscono, ci caricano in macchina in direzione di Punta dell’Ufala, dall’altra parte dell’Isola, mentre il caldo torrido ci asciuga e aumenta le lamentele della piccolina. A bocca aperta, per respirare, per riprendere fiato dalla meraviglia che si svela ai nostri occhi: un antico casale dell’800 completamente risistemato , abbracciato dai vigneti di proprietà, che si spingono fino  al mare; ci abbandoniamo sotto un portico che ammira un paesaggio che si spinge a vista dalla Calabria alla Sicilia, azzurro puntellato da vele che tirano al vento. Il pranzo tutti assieme, accompagnato da una brezza che sospira e rende leggere parole e chiacchiere, racconti di vendemmie e di vino, racconti di vita, di lavoro e di progetti. Meravigliosa Paola che sposa l’idea dell’Isola e di un vino che racconti un posto unico. Mi avventuro sotto il sole cocente delle 13 in vigna, giusto due passi che sprofondano nella sabbia nera vulcanica, solo per ammirare e riempirmi di silenzio e profumi; mi fermo fradicio di passione, ammiro il casale, Paola che gioca con Alma sulle ginocchia sotto il portico, guardo la scena e la riguardo con serenità, rilassato.

Il pomeriggio passa cosi, sotto il portico: ore che sembrano minuti sospesi in questa atmosfera incredibilmente affascinante, nulla di più rilassante e memorabile. Alma gattona per il portico leccata da Teddy, grosso labrador nero, nera per la sabbia di vulcano soffiata dal vento e appoggia le labbra su un calice di Zibibbo secco dell’amico Nino, gattona così veloce che l’ora di ripartire è già arrivata. Su e giù per l’isola, passando tra capre e cave di zolfo ci ritroviamo alle spalle le onde del mare che spumeggiano mentre velocemente si  allontana un’isola stupenda, che sarà per sempre l’isola di Paola e della sua Malvasia.

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FARO SUPERIORE

Era il 20 marzo quando Giovanni Scarfone venne all’Infernot per una delle più belle verticali di Faro mai avvenute e solo qualche mese dopo ci ritroviamo in direzione di Faro Superiore, per vedere dove quella meraviglia di vino affonda le radici.

Nemmeno un’ora di macchina da Milazzo, verso sera abbracciamo Giovanni, sempre più magro e tirato, con il suo sorriso di siciliano sincero, che svelto vuole potarci a vedere le sue creature, le sue vigne.
Ci addentriamo nell’abbandono di un paese dimenticato, dove le case abitate si celano tra resti di antiche costruzioni che ospitano ricordi e rampicanti e piano piano con il pick-up galleggiamo su uno stretto sentiero, riparati da un intrico di piante. Un anfiteatro naturale si apre davanti a noi, protetto a Sud dal bosco, si affaccia sullo stretto e guarda la Calabria, un angolo di paradiso che non ha eguali in Sicilia: vigne accolte e celate crescono in una condizione pedoclimatica perfetta, soffiate dai venti del nord e dimenticate da quelli opprimenti del sud, terreni diversi in pochi metri, tufo un po più in alto, argilla appena sotto. Nerello Mascalese, Cappuccio e Nocera mostrano i loro grappoli appena invaiati, più spargoli e piccoli i primi, più compatti e grossi gli ultimi e le cicale raccontano la storia di questo posto con la loro colonna sonora.

Di vigne ne ho viste davvero tante, alcune molto belle, altre senz’anima, ma queste di Giovanni sono uno spettacolo naturale incredibile e la passione di questo vigneron, il suo modo di rispettarle e comunicarle qualcosa di unico.

Quando si dice: “il vino buono si fa in vigna”, bisognerebbe solo pensare alla cantina di Giovanni, due rampe di scale e ti ritrovi nel garage della casa, pochi metri completamente invasi da attrezzature che hanno una storia, ogni centimetro quadrato occupato, guadagnato a fatica. Rido sotto i baffi e dico che ora mi è chiaro il significato di vin de garage… Meraviglioso Giovanni, che descrive le vendemmie, il modo semplice e naturale di fare il vino e l’assaggio delle annate diverse in affinamenti differenti, ma il tempo delle chiacchiere in cantina volge al termine, Alma ha fame e anche noi,  Sanny e la compagnia della serata ci attendono. Pasta alla norma, bimbe che corrono, cane, gatto, una leggera brezza ad intermittenza che interrompe chiacchiere e racconti con sospiri di sollievo. Grazie a questo grande ragazzo dagli occhi “siciliani” per essere così bravo nel fare quello che fa: produrre e imbottigliare passione.

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MARSALA

Venire in Sicilia e non passare a trovare l’amico Ninuzzo non ha ragion d’essere, in particolare modo quest’anno che, dopo tanti sacrifici e fatiche, finalmente quella cantina, che due anni fa era solo un sogno e progetto sulla carta raccontato durante una cena, è diventa realtà. Credere in un territorio, investirci, sognare, questo è quello che ha fatto Nino, un matto furioso che con tenacia va avanti per la sua strada; mattone dopo mattone, bottiglia dopo bottiglia è riuscito a fare parlare di sé, ma soprattutto di una zona ormai “abbandonata” a se stessa.

Raggiungiamo la sua nuova cantina all’ora del tramonto, su per una stradina polverosa che si avventura  tra vigneti e terreni a perdita d’occhio, passa attraverso un cancello finemente lavorato per accostarsi ad una costruzione bianca, spigolosa, minimale e leggera che riflette la luce del tramonto sulle ampie vetrate. Non c’è nulla di simile attorno a noi: semplice e discreta, ma orgogliosa e personale rispecchia il carattere di Nino, pulita e ordinata aspetta il varo con la vendemmia che verrà, mancano solo  gli ultimi ritocchi, allacciamenti e le immancabili carte firmate. E per la terza volta io e Rox rimaniamo a bocca aperta, scherzando ci ritornano in mente le battute fatte con Giovanni sulla sua cantina e cerchiamo di colpire l’orgoglio barraco, rendendoci conto che di fronte a cotanta bellezza poco si può.

Con Nino parliamo dei lavori da ultimare, delle difficoltà affrontate, ma soprattutto della voglia di potere gestire il proprio lavoro in autonomia, con mezzi  adeguati alle proprie esigenze, nel frattempo accendiamo la griglia con vecchie viti che ancora, in modo generoso, ci donano poesia attraverso fiamme, calore e profumi.

La terrazza di Nino, che guarda Favignana, Marettimo ed Erice, questa sera sembra una Nursery: Alma gattona in lungo e in largo rincorsa da Alice, la bimba “grande” di Nino, la più piccola, Bianca, si concede alla coccole della mamma Angela, mentre Nino, Paolo e il sottoscritto si dedicano all’assaggio conviviale, gustando il momento con un Grillo 2006, accompagnato da un Comté che si fonde alla perfezione nel calice.

La sveglia è alle 6 per me e Nino, dritti dritti alla cantina nuova per vedere il proseguo degli ultimi lavori; percorriamo contrade deserte attraversate solo da qualche cane sonnacchioso, per proseguire verso la cantina in affitto, dove, ancora per qualche giorno, Nino troverà supporto logistico. Il giorno prima c’è stata la vendemmia del Rosammare 2015, custodito per una macerazione a freddo durante tutta la notte, deve essere svinato e pressato: facile a dirsi e a volte molto difficile a farsi. Un problema dietro all’altro, Nino, serafico, mantiene la calma, noi ad aiutare il più possibile, con le braccia e la faccia coperte di vinacce di Nero d’Avola; mi diverto, devo ammetterlo, mi piace e mi procura un’immensa soddisfazione, ma sto zitto per non turbare l’equilibro zen di Barraco. Gusto il sapore del succo d’uva, il profumo del suo diventerò vino, che gorgoglia dalla pressa musicalmente, acino dopo acino. Verso la fine della mattinata il sole ormai alto e caldo segna la fine del lavoro.

Un abbraccio forte al mio “amico”, ringraziando e ringraziando per la solita splendida ospitalità, ma è finito il tempo a disposizione, sono finite le vacanze e il traghetto per Napoli ci aspetta. Salutando i Barraco, mettiamo la freccia che ci farà svoltare, allontanandoci sempre più da due giorni che saranno indimenticabili.

Questo per me è il mondo del vino: non solo etichette, bottiglie, profumi e sapori, ma abbracci, ricordi, parole e persone, un qualcosa che i corsi da Sommelier o da degustatore non ti insegnano, ma che è indispensabile per potere capire fino in fondo perché un vino può emozionare e raccontare una storia sempre nuova, anno dopo anno. Non si può assaggiare un vino senza essere curiosi di ciò che ci sta dietro, è come fare l’amore senza conoscere chi si ha davanti, un atto fine a se stesso che si dimenticherà in un battito di ciglia, ma quando è la storia, la persona, ciò che si ha in comune a creare un legame tra il calice e voi, allora sarà una vera e propria libidine

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Categorie: Storie

One Comment su “Brevi racconti estivi…”

  1. luciano ramella
    11 agosto 2015 a 11:22 #

    Che bel racconto Manlio, complimenti. Trasmetti passione e gioia.
    Hai ragione: per conoscere veramente un vino bisogna calcare la terra dove lui nasce, comprendere perchè proprio in quel luogo e solo in quel posto, quel vino può essere prodotto. Aspetto altre storie e ti auguro meravigliose vacanze.
    Luciano Ramella

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