Intervista doppia. Mattias Boschetti vs Manlio Manganaro.

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Il nuovo Chef dell’Infernot.

INTERVISTA DOPPIA.

Appena incominciato, ma il 2015 ha una nuova etichetta importante, quella che Mattias Boschetti ha portato all’Infernot: la sua grande passione per la cucina. Alcuni di voi si saranno già accorti di una presenza differente dietro il bancone di questa ormai nota enoteca di Pavia e noi oggi vogliamo raccontarvi chi è Mattias e perché ha scelto una strada differente, anzi no vogliamo farvelo raccontare da loro.

Vorrei dire grazie per avermi concesso questa intervista e vorrei subito conoscere meglio lo Chef.

Sig Boschetti, lei è molto giovane e mi piacerebbe sapere da dove deriva la sua passione per la cucina e perché ha scelto proprio questo lavoro?

Da piccolo ti dicono sempre: “Non giocare con il cibo”. Io ho fatto sempre il contrario, il divertimento massimo era seguire mia nonna materna, grande cuoca di casa; facevo e disfacevo e, piano piano, ravanelli, carciofi, frattaglie e fragole sono diventati i miei migliori amici. Era nel dna, anche mio nonno paterno era un cuoco e quando ho dovuto scegliere cosa fare da grande, dopo la scelta scontata del pompiere, quella del cuoco è stata la più naturale. L’alberghiera ed esperienze all’estero, otto anni in un noto ristorante di Pavia e ora l’Infernot…

Sig, Manganaro, se non sbaglio questo è il quarto anno da quando ha aperto l’unica enoteca di Pavia con somministrazione, che cosa l’ha spinta a cercare uno Chef, pur non avendo la proposta tipica di un ristorante?

Ad essere sincero ricordo molto bene l’idea di tre anni fa, servire vini di qualità con salumi e formaggi ricercati in ogni parte d’Italia; ecco forse la mia “creatura” mi è sfuggita di mano. La richiesta è stata da subito molto alta, le persone che trascorrevano la serata all’Infernot piano piano sono diventate amiche e, ovviamente, dagli amici si accettano volentieri suggerimenti e consigli. La mia passione per il food mi ha portato a proporre così piatti alternativi, crostoni regionali, tartare di fassona o tonno, acciughe del Cantabrico e mazzancolle di Sicilia, ma sempre con abbinamenti insoliti e creativi. Vero, non vogliamo essere un ristorante, il centro dell’Infernot sono le oltre 450 etichette, ma mi sono divertito fino ad ora ad accompagnarle con qualcosa che potesse essere all’altezza.

Avevo bisogno di una persona che mi sollevasse dal compito, seppur molto bello, del menù, di qualcuno che potesse offrire nuove idee e un’attenzione maggiore alle proposte food. Ormai anche una necessità: i clienti vogliono, nonostante sia assodato che un menù corto è sempre sinonimo di ricerca, qualità e freschezza, un’offerta che stia al passo delle etichette che propongo, ed è così che ho pensato ad uno Chef.

Sig Boschetti che cosa l’ha spinta ad accettare questa sfida, che se vogliamo essere un po’ cattivi potrebbe essere un po’ limitante per lei?

Penso che i limiti siano quasi sempre mentali e non reali. Vero, l’Infernot è qualcosa di completamente diverso da tutte le mie precedenti esperienze, ma la sfida che mi si è presentata ha fatto scattare in me quella voglia creativa di vedere in modo diverso i problemi o le situazioni complicate e il mio obiettivo è molto semplice: fare diventare l’Infernot il migliore “non ristorante” di Pavia.

Sig Manganaro perché pensa che lo Chef Boschetti sia la persona giusta per la sua “creatura”cit.?

Semplice, perché ho letto in lui passione e voglia di fare, la capacità di trovare in una strada diversa stimoli che possano farlo crescere professionalmente e il rimettersi in gioco è sempre sinonimo di grande intelligenza. Nonostante la mancanza di una cucina vera e propria, Boschetti ha subito capito la sfida che ho proposto, credo che sarà per entrambi un’avventura in cui potremo solo migliorarci.

Chef, lei da dove prende ispirazione, chi guida le sue idee e il suo gusto?

Amo profondamente passare ore al mercato, gli ingredienti ti parlano e sono loro a decidere se essere comprati o no; la stagionalità per me è importantissima e una sfida continua nel ricreare ricette che seguano il mutare delle stagioni e dei prodotti. Si incomincia a mangiare un piatto con la vista, poi arriva il naso complice della bocca e infine il cuore; se una mia preparazione arriva a segnare tutti questi passaggi, sono felice. Il Maestro (G.Marchesi) dice che la cucina è scienza e sta a noi farla diventare arte, ecco io ho appena cominciato a scarabocchiare, ma mi diverto moltissimo.

…e mi dica, l’appassiona l’argomento vino?

…è stata una delle motivazioni anche per scegliere l’Infernot. Difficile trovare persone che riescano a trasmetterti una passione così travolgente come Manganaro riesce a fare, ma sono sincero, ne so ancora poco e infatti ogni sera è occasione per imparare qualcosa.

Sig. Manganaro, che altre novità ci possiamo aspettare dall’Infernot?

Fino a che mi divertirò a raccontarvi del mondo del vino che amo, ho la speranza che troverete l’Infernot sempre un po’ nuovo ogni sera.

Chef Boschetti, l’ultima domanda, il cibo a cui non potrebbe mai rinunciare?

Era il risotto con le rane di mia nonna. Mi ricordo ancora quando andavo a pescare con il nonno e tornato a casa, insieme si pulivano; ne ho un ricordo meraviglioso così come della salsa verde che preparava e che non sono mai riuscito a rifare uguale.

Sig. Manganaro e per lei, quel è il vino cui non potrebbe mai rinunciare?

Il vino a cui non posso rinunciare? Sinceramente è quello che devo ancora assaggiare; certo ho delle preferenze, ma la cosa che preferisco è assaggiare cose nuove, una continua ricerca per scoprire nuovi profumi, storie e tradizioni.

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Categorie: News, Storie

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