Vinitaly, come non l’avete mai fatto.

Un modo diverso per vivere il Vinitaly.

La fiera più importante d’Italia per gli enostrippati si è ormai conclusa da qualche giorno e già la rete è invasa da numeri e risultati, il vino più buono, quello più economico, lo stand con il maggiore afflusso, quello che ha aperto il maggior numero di bottiglie, i sommelier in servizio, le standiste più belle, i personaggi famosi e le scene più buffe, tutto perché ormai il Vinitaly è considerato anche un evento di costume su cui tessere articoli più o meno interessanti.

Per noi del settore il Vinitaly è soprattutto lavoro, molti sorrideranno pensandoci tutto il giorno ad assaggiare vino, chiamandolo lavoro, ma l’assaggio è solo l’ultimo momento, c’è la scelta, lo studio del cosa e del quando, il contatto e il conoscersi per poi passare attraverso l’assaggio, successivamente condizioni commerciali, listini, distributori e quant’altro e vi assicuro che quattro giorni dall’alba al tramonto in questa città ebria sono davvero impegnativi.

Allora perché non trovare un modo diverso per affrontare almeno un giorno, l’ultimo, quando il lavoro grosso ormai si è esaurito, un modo divertente per vivere il Vinitaly con spensieratezza e simpatia tutto attraverso un gioco.

LE REGOLE

Il gioco si basa sul passaparola sistematico: si parte da un produttore di cui si ha piena stima e fiducia, si assaggia uno dei suoi vini che quasi sicuramente conosceremo già, e subito dopo l’assaggio si chiede allo stesso vigneron quale sarebbe il vino che assolutamente lui vorrebbe assaggiare prima della fine del Vinitaly. Grazie al consiglio, ci muoveremo con lo scopo di assaggiare il nuovo vino proposto e di riformulare la medesima domanda al suo produttore. Il gioco si basa sulla certezza dello start e sull’assoluta non consapevolezza di dove, consiglio dopo consiglio, il vino ci porterà.

IL GIOCO

Ci siamo ritrovati io e il mio compagno di avventura, la mattina dell’ultimo giorno, grande curiosità e aspettative, qualche timore per la riuscita di questo approccio, ma con tutta la voglia di vedere il realizzarsi di quest’idea. Tutto doveva essere perfetto, il gioco avrebbe funzionato solo se fossimo stati sistematici, senza perdersi in altri assaggi, un vino e un consiglio dopo l’altro, fino al decimo calice. Anche la decisione del primo assaggio era fondamentale, dentro di me sapevo che avrebbe potuto cambiare sostanzialmente l’esperienza e la scelta è caduta su un produttore, o meglio su un amico che amo profondamente sia nella persona sia nella bottiglia, Nino Barraco.

1° Rosammare 2013. Antonino Barraco.

Appena mi ha visto, ho pensato che fosse così stufo di vedermi, in questi giorni abbiamo trascorso ore e ore assieme come due gemelli strappati alla nascita e ritrovatisi dopo tanto tempo, ma devo essere sincero, Nino era già al corrente di questo esperimento e non lo abbiamo trovato impreparato. Ovviamente tutto doveva essere fatto secondo le regole, il primo vino, il primo assaggio e per coerenza ho scelto il nuovo di Barraco, Rosammare 2013, una interpretazione da Vigneron, un nero d’Avola rosato che va incontro ad una vendemmia anticipata per esaltarne la freschezza gustativa e la piacevolezza minerale di beva.

Dal Colore croccante si percepisce subito il carattere, un nero d’Avola volutamente pensato per essere pericoloso e diverso, colpisce nella freschezza sia olfattiva che in quella gustolfattiva, tira la bocca e il sorso, dissetante e minerale con il suo basso tenore alcolico e l’assenza di solfiti, un vino che ci accompagnerà per molto tempo durante tutti questi mesi all’Infernot.

Io e Lorenzo, il mio compagno di avventura, sorridiamo quando Nino Barraco ci svela il prossimo vino, quello che assolutamente lui ama e ci consiglia, un viaggio in aereo di poche ore per ritrovarci in Valtellina. Abbracciamo l’amico e attraversiamo padiglione dopo padiglione l’Italia intera.

Nino Barraco

2° Sassella Riserva 2002 Rocce Rosse. Ar.Pe.Pe.

E si, Nino ci ha mandato ad assaggiare il Rocce Rosse di Ar.Pe.Pe, un vino che conosco molto bene, lo tengo in enoteca e ho avuto modo, fortunatamente, di assaggiarlo in diverse occasioni, ma il gioco è il gioco e noi da bravi non vogliamo ostacolare gli eventi e ci diverte avere abbandonato il padiglione dei vini naturali, VIVIT, per ritrovarci a degustare il nebbiolo di montagna. Incontriamo Guido Pellizzati Perego, gli raccontiamo del nostro esperimento e divertito, prima di proporci la prossima tappa ci regala gocce di felicità chiamate Rocce Rosse.

Il Sassella Rocce Rosse è un’etichetta che viene prodotta non tutti gli anni, un nebbiolo che si presenta granato e rubino, concentrato e trasparente nel medesimo tempo, una naso che avvolge per elegante complessità, caldo e carnoso con sentori di terra bagnata e resina, suadente nei fiori macerati, dolce di frutti rossi, pungente di spezie e cuoio per entrare in bocca caratterizzato dalla freschezza gustativa e un tannino setoso e preciso. Un grande assaggio che non deve trarre in inganno per la sua finezza, un vino senza effetto wow, ma da corteggiare e ascoltare per lungo tempo.

Guido, piazza il colpo, il prossimo vino ci spiazza, ma il divertimento monta e ligi al dovere e al piacere ci dirigiamo verso il Veneto.

Ar.Pe.Pe

3° Prosecco Col Fondo. Bele Casel.

Ed è Luca Ferraro ad accoglierci, il Vigneron consigliatoci da Guido, un salto dalla Valtellina al Veneto per assaggiare uno di quei prosecchi che compiono la seconda fermentazione in bottiglia e che a differenza di un metodo classico non vengono sboccati per eliminare i lieviti. 

Luca è gentilissimo, curioso riguardo l’esperimento, ci fa accomodare per assaggiare il suo Col Fondo che si presenta paglierino velato, con una schiuma che ricorda per densità una birra artigianale. Colpisce al naso una nota di burro e pompelmo, croissant e crema sorretta da sentori minerali di pietrisco, riempie la bocca con una decisa freschezza e intensità, cremoso e duro al contempo invoglia un’altro sorso, calice dopo calice con una chiusura leggermente ammandorlata. Un scoperta incredibile che viene accompagnata dalla gentile offerta di Luca: “ma un po di soppressa non la mangiamo?”.

Luca è davvero bravo, ci fa rilassare e ristorare, il pericolo è solo quella bottiglia sul tavolo che si svuota con repentina facilità, ma è arrivato il momento del prossimo consiglio. Innamorato della tipologia ci spedisce in Emilia Romagna per un assaggio per noi completamente nuovo, un altro rifermentato in bottiglia ma questa volta sarà Lambrusco.

Bele Casel1

Bele Casel2

Bele Casel3

4° Lambrusco di Sorbara, Falistra. Podere il Saliceto.

Da rifermentato in rifermentato, dal Veneto, in Emilia Romagna. Ci troviamo di fronte al  banco di Podere il Saliceto e ci accoglie Marcello che lavora per la cantina. Stupito dall’esperimento ci dice che forse per il consiglio sul prossimo vino sarebbe stato meglio Gian Paolo, ma in quel momento era perso da qualche parte tra stand e standiste.

L’etichetta consigliata da Luca di Bele Casel è Falistra, un Lambrusco di Sorbara rifermentato in bottiglia, come il vino precedente. Il Colore è stupendo, rosa Hello Kitty se fermo (con i lieviti non in sospensione), rosa confetto se mosso (con lieviti in sospensione), il naso chiama la beva, fresco di frutti e fiori, teso e sapido rinfresca e disseta, ritorna il gelso e la panetteria, più circolare se bevuto mosso, più duro se fermo, un grande vino nella sua facile ma mai banale semplicità caratterizzata da una nota salmastra di piacevole intensità, una scoperta che mi intriga e che presto avrà luogo d’onore all’Infernot.

Marcello ci mostra una bottiglia: “Questo è il vino che dovete assaggiare dopo…”

Saliceto1

Saliceto2

5° Brunello di Montalcino 2009, Podere SanLorenzo.

Io e Lorenzo cominciamo a divertirci tremendamente, dal lambrusco al brunello, in un battito di ciglia e centinaia di metri ci troviamo in Toscana per assaggiare uno dei più famosi vini italiani, il Brunello di Montalcino. Il mio compagno di avventura mi svela che lo aveva già assaggiato il lunedì appena trascorso e la cosa mi diverte ancora di più, tra migliaia di stand proprio quello già degustato ci viene consigliato.

Luciano Ciolfi, ci racconta della sua cantina, dei pochi ettari vitati e della tradizione famigliare, delle 4 vigne chiamate principesse, della luce, del risveglio, del Bramante, di Lorenzo che a secondo delle loro diverse caratteristiche concorrono in percentuali differenti a vini differenti.

Il Brunello Bramante 2009 si erge al naso con profumi balsamici e polposi di frutta, arancia candita e spezie orientaleggianti, la bocca è piena e masticabile ma caratterizzata da una freschezza che ne invoglia il sorso grazie anche al tannino deciso e ancora leggermente ruvido ma di ottima fattezza che ne decreta un longevo futuro. Luciano, da sotto il banco, scopre la riserva, un assaggio non previsto, ma sarebbe scortesia non accettare questo regalo prima di ricevere il consiglio sul 6°vino.

Luciano ci indica una ragazza nel suo stand: “ecco dovete assaggiare assolutamente il suo vino”… La ragazza ci saluta: “vi aspetto…”

San Lorenzo

San Lorenzo

 6° Aglianico del Vulture, Stupor Mundi 2009, Carbone.

Basilicata, tra distese di grano e pecore, questo il ricordo dell’ultima volta che l’ho visitata, per non parlare dei cruschi appesi ai balconi per essiccarsi e il vento teso che dondolava le spighe.

Sara ci accoglie con un largo sorriso, simpatica e gentile, preparata e curiosa ci fa assaggiare il vino consigliatoci da Luciano, lo Stupor Mundi, Aglianico del Vulture 2009.

Al naso si apre con note leggere di sottobosco, dolci spezie fanno da contorno a note balsamiche, un naso che pare moderno e facile, un po piacione, ma lo stupore si ha in bocca, asciutto nell’incipit scalda la bocca con piacevolezza, si allarga per riempirla totalmente ma sempre sospinto da una nota minerale ben sottolineata, tannino presente che pulisce la bocca lasciando solo un finale leggermente amaricante tipico dell’aglianico.

Mi piace molto, talmente tanto che voglio assaggiare anche il fratellino minore, un piccolo sgarro al gioco e per questo motivo non vi racconterò le impressioni.

Ancora la foto di rito con la bella Sara e pronti per farci spedire da tutt’altra parte.

Carbone

Carbone

7° Gewurztraminer 2012 Feld, Armin Kobler.

Ci risiamo, ancora una volta ci troviamo di fronte ad un vino già degustato nei giorni precedenti, qui comincio a pensare che sotto sotto questo esperimento ha un senso e che ci sia un fil rouge che sta unendo tutte queste degustazioni. Pensandoci bene potevamo trovarci a bere qualunque cosa, dalla cantina sociale a produzioni di qualche milione di bottiglie e invece, da piccolo produttore a piccolo produttore, da chicca a chicca, tutti vini di elevatissima fattura e unicità caratteriale.

Armin è un personaggio, duro e disponibile al contempo, quando mi vede arrivare, mi dice: “ancora qui?” Spiegato il gioco pure lui si entusiasma, incuriosito dal viaggio Basilicata, Alto Adige, ci fa assaggiare il suo Gewurztraminer 2012, ci mostra quanta rosa si trova in quel calice e della sua ricerca per trovare una rosa che avesse il profumo del suo vino, un bellissimo racconto, un fiore che profuma di Armin Kobler. Litchi, pesca e zenzero si susseguono in un naso elegante e raffinato, mai eccessivo, in bocca morbido e caldo sorretto da una buona freschezza, persistente con quel ritorno bitter molto classico. Per me è stata un bella scoperta del Vinitaly, non sono un grande amante del Traminer aromatico, ma il Feld di Armin è davvero sorprendente.

E poi quello che non ti aspetti, no, da un Alto Atesino non ci saremmo mai sognati il consiglio successivo… si torna in Emilia Romagna.

KoblerKobler

8° Sangiovese Superiore Riserva 2009, Marta Valpiani.

Rieccoci in Emilia Romagna, un padiglione che ho poco frequentato in questi giorni e così, punito, mi ritrovo a forza per scoprire magari un altra chicca.

Eliza MazzaVillani, sorride tranquilla quando le raccontiamo dell’esperimento, gentile e pacata ci racconta il Sangiovese di Romagna e della sua capacità di esprimere una profonda zonazione. La Riserva indicata da Armin si chiama Marta Valpiani, annata 2009, inchiostro nel calice denso e morbido si muove, eccolo, tutto d’un colpo il Sangiovese, con quella nota ferrosa, ematica che non può essere null’altro, l’alcol successivamente porta all’attenzione profumi di suk arabo spezie pungenti e dolci al contempo e quella confettura di amarene e prugne che si ritrova in bocca. Asciutto e polposo si presenta austero e non addomesticato, un pregio che pochi si possono permettere, un racconto diretto e sincero di un territorio e di un vitigno così sensibile alle mani di colei che lo cresce.

Elisa è pronta a stupirci, ormai, dopo chilometri fatti per attraversare gli stand da una regione all’altra, rimbalzati come palline da ping pong, siamo pronti a tutto, ma la sorpresa è la nuova destinazione che sottolinea la presenza vera del fil rouge che solo qualche ora prima supponevo, si torna al VIVIT.

Marta Valpiani Marta Valpiani

 9° Tenores 2009, Dettori.

Con entusiasmo, il cerchio si sta per chiduere, ci ritroviamo al punto di partenza, quel recinto chiamato VIVIT dove vengono rinchiusi i naturalisti, come una spiaggia di nudisti aperta solo a coloro che praticano come mamma lo ha fatto. Una zona che ha ottenuto un grandissimo successo di presenze in questi giorni, molta l’attenzione e la curiosità dei guardoni, tanta l’invidia e la genuina incredulità. Il fil rouge dell’esperimento esiste davvero e con enorme piacere ci accingiamo al penultimo assaggio, ma come in tutti i giochi può succedere qualcosa di inaspettato o meglio di preventivato ma assolutamente cancellato come possibile e nefasta possibilità: al banchetto, Alessandro Dettori non si trova, è in giro a degustare, panico, ci serve l’ultimo vino, l’ultimo consiglio.

Il Tenores 2009 è un cannonau come non te lo aspetti, un sorso di pura sardegna,  sentori di erbe aromatiche avvolgono cioccolato  e carruba, note salmastre e iodate accompagnano capperi e olive. Un sorso morbido, con quel residuo zuccherino che sembra ruffiano, ma è il mare in bocca, salato e dal tannino di velluto si perde nei minuti, nel ricordo dei sentori con una persistenza infinita.

Ci risvegliamo dal viaggio in Sardegna, Alessandro non c’è ancora, il gioco non può fermarsi all’ultima tappa, le nostre facce spaventate richiamano l’attenzione, Nino e Fulvio Bressan cominciano a smanettare sui loro cellulari: “Manlio ecco il numero, chiamalo, chiedi come continuare…” Il VIVIT ci sorregge, le persone che vengono a conoscenza del nostro esperimento ci chiedono gli sviluppi, non possiamo cedere. 

Il telefono squilla… : “Ciao Alessandro, sono Manlio, scusa il disturbo ma …” 

Alessandro si agita, mi comunica la difficoltà nel selezionare solo un vino, Bressan, poi, Terre a Mano… si ok se Fulvio lo hai già assaggiato, vai da Terre a Mano per provare il suo Carmignano. Accettiamo la proposta volentieri, ancora al VIVIT, questa volta il nostro nuovo assaggio dista pochi metri, ci riposiamo in chiacchiere con gli amici vigneron conosciuti.

Suona il mio telefono, pronto, Manlio sono Alessandro ascolta, no, vai ad assaggiare la ribolla di Radikon, sorrido e rido con lui al telefono, ma forse il gioco è piaciuto davvero a tutti.

Dettori

10° Ribolla gialla 2007, Radikon.

L’ultima assaggio, l’ultima persona, l’ultimo racconto dell’esperimento. Cosa si può chiedere di più, finire questo esperimento con un vino che amo moltissimo, 3 vini su 10, “naturali”, 10 vini su 10 eccellenti.

La ribolla di Radikon è un classico senza tempo, un vino rosso vestito da bianco, aranciato e denso rende intrigante il naso con pout pourri e spezie, profumi di frutta tropicale e sentori minerali. Asciutto, leggermente astringente e sapido, una bocca piena e carnosa, una lama al contempo, persistenza che richiama un altro sorso. Stanko è simpaticissimo, vuole sapere del percorso che abbiamo fatto durante la giornata ed è pronto, si perché anche a lui vogliamo chiedere il prossimo vino, o meglio il vino con cui iniziare l’anno prossimo per ripetere questo gioco che tanto ci ha divertito.

Stanko, si gira e ci indica qualcuno, l’anno prossimo si partirà dalla Slovenia. (Vedi foto)

RadikonSiamo stanchi e felici, percorsi chilometri tra gli stand, abbiamo incontrato persone, storie ed emozioni, abbiamo assaggiato, ci siamo confrontati, scoperto interessanti novità, è l’ultimo giorno, l’ultimo di un duro lavoro, un giorno che rimarrà per me memorabile, per un esperimento nato come gioco che però ha dimostrato di essere un idea, almeno per me funzionale sia per divertirsi sia per lavorare in un modo diverso. Bello è lasciare la mente libera da preconcetti, seguire un fil rouge davvero interessante e non ostacolare il percorso, lasciarsi cullare dal vento che ti sorregge e ti fa conoscere nuovi paesaggi. Grazie a tutti, per la disponibilità, la simpatia e per il lavoro eccellente che giorno dopo giorno effettuano in vigna, cantina e in questi contesti, ma un ringraziamento va assolutamente a Lorenzo, il mio compagno di avventura che mi ha sopportato e supportato in questo gioco.

Lorenzo

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Categorie: Degustazioni, Storie

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