Marco de Grazia e il suo Etna.

Passione nel calice e nell’aria.

La serata è appena trascorsa e non è così semplice fermarsi a riflettere per cercare di riassumere le proprie impressioni. Sarà forse l’adrenalina, gli assaggi, o quell’atmosfera del giorno dopo Natale, quando tutto, aimè si è concluso e si cerca di raccogliere le idee. Ma partiamo dal principio.

Due anni or sono, in una delle mie peregrinazioni per le cantine, sull’Etna ho voluto incontrare Marco de Grazia, un nome noto agli appassionati di vino, un personaggio che grazie al sua spiccata curiosità, ha seminato e guardato oltre un po in tutto il mondo. Un appuntamento nei giorni attorno a ferragosto, con il caldo e la difficoltà di orientarsi tra le stradine sterrate dell’Etna, il tutto per capire chi c’era dietro le etichette cosi avanti di Tenuta delle Terre Nere, per vedere le terre nere e per riempirsi il naso del loro odore. Il classico toscano dalle origini Americane e l’indole siciliana ci accoglie con simpatia, ci carica sulla jeep… tre ore dopo ci lasciamo, ancora negli occhi i Cru di Tenuta delle Terre Nere, magnifici paesaggi, vigneti senza età e una realtà unica a se stessa, nel naso, profumi salmastri e secchi, minerali, e pera, fichi e mele, nelle orecchie la passione, i racconti, gli insegnamenti di una persona che da quel giorno rimarrà nel mio cuore per ciò che ci ha fatto vivere in un abbraccio di semplicità.

Due anni dopo percorre la strada per andare ad accoglierlo a Linate, per ritrovare un “amico” che con entusiasmo ha accettato di venire all’Infernot per fare una serata di degustazione e “racconti”, sembra creare l’atmosfera della vigilia di Natale. Sono felice, subito i racconti dei nuovi progetti, della nuova vigna da allevare e di ciò che è successo in questo poco tempo trascorso, un viaggio verso Pavia reso più lungo dal traffico lavorativo, ma mai avrei pensato che le colonne di auto fossero cosi belle a volte, ma la serata si avvicina e ho ancora molto da fare, sala da preparare, bottiglie da assaggiare e piattini da adornare.

In punta di piedi, Marco si accomoda, lento parte il racconto, la sala al completo in silenzio si abbandona alla voce narratrice che inizia da lontano a percorre la storia dell’Etna, di quel terreno che regala talmente tanto che gli autoctoni non protestano se a volte si riprende qualcosa con il suo borbottare.

La finezza e l’eleganza di quei risultati che ricordavano, a volte la Borgogna e a volte le Langhe, sono stati nel 2002 l’inizio dell’amore tra Marco e questa terra, questa zona cosi vocata nel regalare vini che non hanno bisogno di racconti, ma che trasmettono da loro il racconto più vero delle terra. Ogni aneddoto, o aggiunta è un capitolo a se stante, qualcosa di nuovo da imparare, ogni volta ti rendi conto che nelle parole di Marco c’è qualcosa che non è sempre cosi facile da trovare, la passione, la curiosità, la voglia di continuare a stupirsi e ogni vendemmia è un sorriso sul suo volto, ogni Cru gli parla come ad un padre, una grande famiglia dove anche i conferitori sono figli prediletti, ma lui è sempre li, pronto a chinarsi, raccogliere un acino e farsi raccontare perchè quest’anno ha quelle sfumature.

La serata continua crescendo di livello, i calici davanti a noi sono sei, un Metodo Classico da Nerello Mascalese solo per gli amici si affretta a sottolineare, senza etichetta, un gioco agli inizi che sembra avere un futuro interessante mostrando una spalla da bollicina del nord, per passare ad un Carricante in purezza, etichettato dalla figlia di Marco, Le Vigne di Eli, ricavato in beneficenza, un bianco che nell’arco della serata verrà a classificarsi a livello di alcuni Chablis, timido e minerale nell’incipit esplode con il passare nel tempo.

Ma ecco qui sono in difficoltà, qui mi fermo, non voglio entrare nella descrizione dei singoli assaggi, accennerò qualcosa, ma vorrei cercare di raccontare questa serata per come si è svolta, come una chiacchierata tra amici che si conoscono da sempre, rilassati, con i sei calici di fronte a noi che partecipavano al dialogo, anzi erano proprio loro da ascoltare, il maestro di orchestra, Marco. Leggendo tra le sfumature ci guida tra i vigneti, protetti dai muretti a secco di materiale piroclastico, il “base” 2011, un annata che con la sua forza avrà bisogno di tempo per dare grandi emozioni, ma sicuri che non mancherà il risultato e saltellando tra due cru dell’annata precedente 2010 cerchiamo di scorgere quei segni particolari che fanno affermare con entusiasmo da bambino: “ah ecco sentite… questa è la zona di Moganazzi”. Ma è tutto un pretesto per continuare il racconto di questa terra che sta dando molto a coloro che con ardita curiosità ci si sono avvicinati anni or sono, che hanno raccolto e accudito piante quasi secolari a volte dimenticate e hanno creduto in un progetto completamento nuovo, fino ad arrivare alla zonazione appena presentata.

Annata difficile quella del 2005, un annata che ha bisogno di tempo per riconciliarsi con se stessa e tempo nel calice per trovarsi a suo agio e incominciare il racconto, Marco non ha fretta, si continuano a legare le sensazioni a informazioni e aneddoti, intervengo ogni tanto per sottolineare qualcosa della mia visita di due anni prima e l’orologio segna ormai mezzanotte.

Tre ore, solo tre ore per perdersi, sono bastate ancora solo tre ore per riscoprire la curiosità e per innamorarsi di ciò che le etichette nascondo, persone talmente affascinanti e geniali che sono la forza della nostra realtà vitivinicola e che dobbiamo custodire e apprezzare come alcune nostre uve autoctone, incredibili per diversità e unicità.

Grazie Marco.

I Vini in degustazione:

Metodo Classico da Nerello Mascalese (non in commercio)

Le Vigne di Eli Etna bianco  2011

Tenuta delle Terre Nere Etna Rosso 2011

Le vigne di Eli Etna Rosso 2010 Moganazzi – VoltaSciara

Tenuta delle Terre Nere Etna Rosso 2010 Calderara Sottana

Tenuta delle Terre Nere Etna Rosso 2005 Guardiola 

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Categorie: Degustazioni

4 commenti su “Marco de Grazia e il suo Etna.”

  1. Massimo
    27 novembre 2012 a 20:29 #

    Vedi caro Manlio,questa è stata una di quelle serate in cui è bello dire:” io c’ero !”. Una di quelle sere in cui la passione per il vino non rimane fine a se stessa, ma ti riconcilia con la vita e la passione per questo frutto meraviglioso. Sentire uno come Marco de Grazia raccontare il suo amore per le sue vigne,credimi, mi fa riaprezzare il mio vecchio lavoro di cantiniere. Non è semplice,sentire imprenditori che parlano e ragionano in questo modo. Una bellissima lezione di vita accompagnata dai prodotti che ne sono scaturiti e che difficilmente si potrà dimenticare. L’atmosfera che si era creata era surreale,il vino ne era il protagonista assoluto e noi le comparse,pronte a farsi trasportare ovunque. Credo poi,entrando nel personale, che per Dalila sia stata più utile questa serata che mille degustazioni fatte in modo tecnico e freddo. Grazie a te che ci hai regalato questo momento, e ancora un immenso grazie a Marco de Grazia per quello che stà facendo e che ha voluto condividere con noi!!

    • 28 novembre 2012 a 17:49 #

      La parola “surreale” è il termine che ho usato anche io nel descrivere questa esperienza, lontana dalle classiche degustazioni tecniche ma che arricchisce tutti noi in modo cosi indelebile. Grazie a te e a Dalila di abbellire con la vostra presenza l’Infernot.

  2. Ezio Pietro Affini
    27 novembre 2012 a 20:02 #

    In questo spazio posso solo ringraziare per aver avuto la possibilità di esser partecipe di una simile esperienza. La passione di Marco, la percezione del suo ” aver trovato” quello che non si può definire in altro modo se non con “destino”, la volontà sua di esporsi all’assaggio assieme ai suoi vini e’ stata una delle migliori sorprese dell’anno. A conferma che il mondo del vino ha molto da raccontare a qualsiasi latitudine
    Alla prossima

    • 28 novembre 2012 a 17:46 #

      Grazie Ezio, sono felice che questa serata sia passata proprio in questo modo. Felice di essere riuscito ad avere Marco con tutti noi.

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