Vini tarocchi, il kit del vino, e Striscia la Notizia.

L’ignoranza è una brutta bestia!

(Premetto sottolineando il significato di ignoranza come non conoscenza)

Ieri sera, ancora sulle reti televisive, trasmettevano la notizia, magiche bevande doc’s per assaggiare il vero vino di qualità italiano, ovviamente pronto all’uso e in una affascinante scatola bag in box a prova di ossidazione e raggi ultravioletti per proteggere il pregiato nettare degli dei.

E si, ancora una volta, c’è qualcuno che si arricchisce sull’ignoranza della gente, fattucchiere, maghi e ciarlatani che colpiscono le nostre paure e speranze e veri propri imprenditori che sfruttano un marchio come l’Italia per raggirare coloro che ignorano ciò che davvero il nostro paese è! Di sofisticazioni è pieno il mondo, quelle alimentari sono le più pericolose a volte per la salute, anche e a volte per l’immagine di chi ha creato attraverso generazioni e schiene spezzate prodotti inimitabili. Non dovremmo più scandalizzarci, ne abbiamo sentite tante, l’essere sommersi da queste notizie ci rende spesso insensibili, ma ancora una volta riguardando questo servizio mi rendo conto di una cosa; quanto sia facile per i furbetti farla franca o quasi. L’imprenditore se tale si può chiamare, afferma di produrre questa bevanda, badate la chiamo bevanda, da ormai 30 anni, primitivo, sangiovese, montepulciano, partendo da un mosto tutto uguale e aromatizzato, a seconda se si vuole far sembrare un nero d’avola o altro, un business che in svezia e pare in altre parti del mondo sembra portare “quattrini” e se porta un guadagno vorrà dire che funziona davvero.

Ecco, è qui che mi stupisco, cercherò di uscire dai panni del sommelier, ma mi stupisco come questo Bag in Box DOC’S possa davvero funzionare, possa davvero fare leva con un prezzo probabilmente, spero, basso sull’ignoranza della gente che pensa di bersi un sorso di pregiato vino italiano. Sicuramente in Svezia una bottiglia, in vendita in Italia, a 10€, sarà servita al ristorante come una selezione di poche bottiglie alla modica cifra di 60€, e quindi perchè non assaggiare il vero vino italiano per pochi spicci in un contenitore cosi “appeal” (scherzo ovviamente sull’appeal). Mi chiedo perchè la gente, non guardi al di la del proprio naso, non capisca che dietro al buon vino c’è un lavoro di anni, di persone, di rischio, il vino è cultura, tradizione e territorio, e che una scatola magica dal prezzo allettante non possa e non potrà mai raccontare tutto questo.

Il discorso potrebbe essere lungo e interessante, se volete dire la vostra… qui sotto!

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Categorie: News

9 commenti su “Vini tarocchi, il kit del vino, e Striscia la Notizia.”

  1. Paolo
    22 marzo 2013 a 09:12 #

    Mi spiace ma credo che esistano vini buoni anche da 2€ al litro,tutto sta nell’onestà di chi produce il suddetto vino e lo vende a prezzi più che onesti e non vendendo vino in bottiglia in enoteche caricando il ricavo di 3 volte tanto il prezzo della bottiglia.
    Per quanto riguarda i bag in box,la trovo un’ottima soluzione inventata e molto usata dai francesi,i quali tengono molto ai loro vini.

  2. 7 novembre 2012 a 17:49 #

    Ecco la seconda puntata la trovate a questa pagina!
    http://www.striscialanotizia.mediaset.it/puntata/ultimapuntata.shtml

  3. Luigi
    17 ottobre 2012 a 19:43 #

    Quello che più mi stupisce è che i nostri governanti lascino passare una cosa del genere senza prendere provvedimenti! Perchè non riusciamo ad essere nazionalisti come ad esempio i francesi? Guai a toccargli (giustamente) il loro Champagne! Sarebbero capaci di scatenare una guerra per salvaguardarlo. Noi invece dobbiamo subire una indecoroso “taroccamento” dei nostri UNICI e ECCEZZIONALI prodotti eno-gastronomici. Non è giusto!
    Diamoci una svegliata, e che i nostri politici tirino fuori gli attributi e si facciano sentire, altrimenti a cosa serve riempirsi la bocca di “Europa”?!

  4. Rinaldo
    17 ottobre 2012 a 19:01 #

    Il Montepulciano non si fa a Montepulciano in provincia di Siena, ma in Abruzzo e nelle Marche.
    A Montepulciano si fa il Sangiovese.
    E’ Jimmy Ghione che ha sbagliato la domanda.

  5. Mauro
    16 ottobre 2012 a 14:14 #

    Condivido il commento di Sergio. Manlio tu scrivi giustamente che il vino è il vino è “cultura, tradizione e territorio” ma in questa affermazione è anche implicita la necessità di disporre di un patrimonio di cultura, appunto, che consenta di distinguere tra la scatola farlocca e il vino vero. Altrimenti come driver per la scelta al consumatore rimane solo il prezzo. Allora dico che sono due i fronti sui quali si deve migliorare prima ancora di aspettare l’evoluzione culturale del consumatore: uno è quello dei prezzi che si formano a valle di tutta la filiera produttiva e distributiva, perché il vino buono è oggettivamente caro anzi direi molte volte troppo caro, con tutto il rispetto per territorio cultura e tradizione (e tu sai che in queste cose ci credo veramente). L’altro fronte è quello normativo e dei controlli, per colpire seriamente chi non sta alle regole.

    • 16 ottobre 2012 a 15:19 #

      Certo Mauro, ho voluto tirare il sasso… l discorso è talmente ampio che con un paio di risposte abbiamo toccato talmente tanti argomenti che potremmo riempire gigabyte interi con parole. La questione del prezzo è talmente complicata, ci sono vini dal prezzo onesto che potrebbe costare molto di più e vini da prezzi esorbitanti che forse non li valgono, marketing e quanto’altro le cause. Tralasciando i controlli e le normative, sempre troppo indietro e lente la questione prezzo diventa fondamentale nel tuo discorso, un prezzo giusto per il vino di qualità dalla vigna allo scaffale, ma le variabili sono talmente infinite e te lo posso assicurare che è difficile controllarlo e avere una percezione qualitativa data dal prezzo. Spesso la gente viene da me chiedendomi un buon vino, ma che non costi molto e io la rassicuro confidando che per bere bene non serve sempre spendere tanto, ma anzi si possono scoprire piccole chicche a prezzi giusti. Mi lascia perplesso chi pensa che il vino buono possa costare 1€ al litro o 2 al massimo… anche se privi di qualsivoglia conoscenza vitivinicola.

      • francesco
        22 marzo 2013 a 19:07 #

        Buonasera,io concordo su quanto ha scritto il signor Paolo.IO sono il titolare di un’enoteca a Milano e vendo bottiglie,sfuso e bag in box con all’interno vino di ottima qualità,e il cliente apprezza molto.Pensate più in casa vostra e non criticate troppo

  6. sergio
    16 ottobre 2012 a 13:36 #

    Il consumatore ,soprattutto estero,che non ha una passione o una conoscenza specifica del vino anche perche’ ,magari,non gli appartiene culturalmente ,lo associa semplicemente alle altre varie bevande.Come si fa non gli interessa.In piu’ c’e’ il fascino dei npmi e del made in Italy o France
    E’ una bevanda come i succhi di frutta o le bibite gasate.Il gusto,poi,e’ soggettivo.
    Quanti vini pessimi,bevuti come “normali”,abbiamo visto consumare,magari anche da chi ci sta vicino.
    Non tutti vogliono approfondire o recepire strumenti che consentano di distinguere i vari livelli qualitativi del vino.
    Senza toccare il tasto del meno costa ,piu’ compro,piu bevo e ……

    • Manlio
      16 ottobre 2012 a 13:51 #

      Concordo pienamente con il tuo pensiero, probabilmente porteranno con orgoglio a tavola la scatola magica, grande vino italiano, ma ciò mi terrorizza perchè ormai siamo abituati ad accettare per buono ciò che ci viene “servito” senza voler davvero capire se in realtà lo è davvero. Noi italiani siamo tutti critici enogastronomici ma anche qui c’è chi non è in grado di distinguere e scindere la qualità dalla standardizzazione del gusto.

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