Marisa Cuomo, Furore

Dall’alto di una sottozona

INNAMORARSI DELLE DONNE DEL VINO.

Raccontare la visita presso la cantina di Marisa Cuomo, Campania, per esattezza a Furore è davvero difficile, probabilmente perché ero partito prevenuto o male informato, ma molto più probabilmente perché sarà veramente impossibile potere trasmettere in questo breve scritto la bellezza di tutto ciò che nasconde il nome di Cuomo.

La meraviglia della Costiera Amalfitana è cosi conosciuta che la ricerca di qualcosa di diverso da essa può solo deluderci, ma arrampicarsi su di essa per lasciarsi alle spalle i nomi più noti e giungere a 500 metri sul livello del mare, per gustarsi la vista dalla sottozona Furore è solo l’inizio di un viaggio che rimarrà a lungo nell’animo.

Che Furore sia Marisa Cuomo è conosciuto, che i 19 ettari vitati che si estendono dai 300 metri sul livello del mare fino ai 600 siano, 3 di proprietà e 16 di conferitori che con cura e passione seguono le direttive, che la viticoltura eroica non sia solo Valtellina, Val d’Aosta e Etna, che le viti nascono dai muretti a secco, che l’allevamento a pergola sorretto da pali di castagno, duraturi verso la salsedine, costosi, è tradizione e intelligenza, che la vendemmia avviene con più passaggi in vigna grazie al più giovane di 35 anni fino al più anziano di 95 arrampicandosi su scalette di roccia irte e smosse, che la filossera qui non ha mai trovato viti per i suoi denti, che il sottosuolo nel periodo di maturazione regala tutto il nutrimento necessario e che Dorotea, la bella figlia di Marisa con estrema competenza e dovizia di particolari ci racconta tutto questo… tutto questo credo, sia meno conosciuto.

Ma sono le braccia di Marisa che mi colpiscono, disegnate dal lavoro, forti come la vite che si fa largo, sembrano raccontare silenziosamente tutto l’impegno che il mondo del vino pretende e che con selezione naturale elegge a messaggeri solo alcuni.

Passeggiare per le vigne con lei è una grande emozione, in un primo momento pare schiva e dura poi, si lascia andare nel racconto della sua terra, profonda e sorridente ci mostra le viti che escono dai muretti a secco (per mantenerli saldi), le più anziane di circa 250 anni e le più giovani di 60, ci mostra la pergola cosi rigogliosa dopo 50 giorni di siccità e ce ne svela il segreto, è la  terra, la natura che proprio nel momento più difficile regala dal sottosuolo tutto il nutrimento necessario grazie ad un “magico” scambio termico.

Ci si perde tra dettagli di potatura e riconoscimento di vitigni autoctoni, tra il lavoro della vegetazione che protegge le uve dal sole di tutto il giorno e la brezza che soffia dal mare e lei sorride.

Il racconto continua con la storia della sua famiglia e i lavori per creare una della barricaie più affascinanti, scavata nella dura roccia con solo il martello pneumatico, i permessi, essendo zona patrimonio dell’umanità, l’impegno economico costante sia per l’allevamento in condizioni estreme della vite, sia per la produzione e il progetto di una nuova cantina.

Marisa è lo specchio della sua terra, ogni suo gesto e parola parla di passione, fatica, sorella di 13 figli mostra con orgoglio la sua terra e le sue origini, ci presenta ad alcuni parenti che allieteranno la nostra serata con una cena accompagnata dai vini di Furore, i vini di una delle donne del Vino più vere mai incontrare prima.

In queste righe non descriverò i suoi vini, ci sarà sicuramente un altra occasione ma vi lascio con il paesaggio che ha accompagnata la degustazione.

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Categorie: Degustazioni

3 commenti su “Marisa Cuomo, Furore”

  1. 30 agosto 2012 a 18:46 #

    Il Fior d’Uva, caro Saverio è un vino eccezionale, ma anche solo il Furore bianco racconta il terreno e le particolari condizioni pedoclimatiche come pochi altri. Sicuramente arriverà presto in enoteca!

  2. Saverio
    30 agosto 2012 a 17:42 #

    Il bianco “Fior D’Uva” è veramente da provare.

  3. 9 agosto 2012 a 16:47 #

    Ma che vigneti spettacolari! Per non parlare della barricaia! Sono assolutamente stupefatto!

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