Tenuta Cocci Grifoni, Marche al femminile

Il sapore dei profumi.

Sono arrivate le ferie anche per me, destinazione le origini, Sicilia, ma l’occasione fa l’uomo ladro e sommelier e allora quale migliore pretesto per attraversare l’Italia tra una cantina e l’altra alla ricerca di ciò che una bottiglia nasconde.

Pecorino? Molti di voi conoscono questo vitigno autoctono marchigiano, un grappolo di perle che conosciamo grazie all’impegno di Guido Cocci Grifoni che ne ha intuito le potenzialità e con costanza lo ha valorizzato portandolo agli onori dei giorni nostri. Tenuta Cocci Grifoni ad oggi è una cantina al femminile, Paola enologa e imprenditrice è riuscita, con il suo affabile modo di fare, con quella passione che trasmette in ogni parola e con quella delicata competenza a raccogliere il testimone lasciato dal padre e a disegnare tra le colline marchigiane un progetto che si chiama, territorialità.

L’accoglienza da parte di Serena è delle migliori, con amichevole semplicità ci accompagna per la cantina, svelandoci ogni più piccola parte della stessa, in fermento i processi continuano, decantazioni a freddo, pulizie di fecce e due parole con Valentino, marito di Paola, ci illuminano riguardo processi in essere. Alcune rondini fanno da colonna sonora alla cantina, funzionale e moderna rispecchia lo spirito imprenditoriale dell’enologa, passionale e attiva, una macchia di vivacità che racconta in modo cristallino la sua visione del mondo del vino senza avere la necessità di proferire verbo.

La visita procede con la degustazione, una degustazione mirata su alcuni prodotti, quelle referenze o annate che all’Infernot ancora non sono arrivate.

Adamantea, la versione “ferma” del Gaudio Magno, Passerina il vitigno, un assaggio sfuggente, profumo delicato di fiori bianchi che svaniscono, morbido e salino in bocca fugge per farsi rincorrere con un altro sorso.

Pecorino Colle Vecchio, 2011, la nuova annata. Un naso che ricorda l’eccezionale annata 2008, caldo e avvolgente, suadente come il vento del sud, una nota alcolica leggermente pungente che troverà pieno riscontro all’esame gustativo. In bocca ha da aspettare ancora qualche mese, per legarsi con la mineralità e freschezza percepita. Più grande e rotondo dell’annata precedente lo vedremo presto nella sua espressione migliore.

Le Torri, Rossi Piceno Superiore, è solo il passaggio per assaggiare un vino che mi mancava, Vigna Messieri, 2006, Montepulciano e Sangiovese. Così intrigante al naso che la mia bocca disegna un sorriso enorme, da orecchio a orecchio, sembra di ascoltare la terra parlare, in evoluzione nel calice per tempo non calcolato. Una scoperta cosi entusiasmante a cui dedicherò a breve una recensione personale.

Il prodotto di punta dell’azienda chiude, o quasi, la degustazione, Il Grifone, Offida Rosso, Montepulciano e Cabernet che sosta in botti di rovere di Slavonia per 12 mesi. Diversamente elegante dal precedente, maestoso e morbido riempie il naso di intensa mineralità, carnoso nella struttura sfama la voglia, per rimanere a lungo con il suo eco.

Olio, di loro produzione, passerina sia come acquavite sia come passito tracciano la parola fine a tre ore di abbandono, di piacere nel gustare ciò che una etichetta nasconde e di rendersi conto che la poesia delle “donne del vino” è da studiare a memoria.

Manlio, Paola, Serena, GRAZIE!

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Categorie: Degustazioni

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