Gaja Barbaresco 1987

25 anni e non sentirli.

UN EVENTO DA CREARE.

“Manlio, che ne dici se portiamo da te l’87 e lo apriamo”? La proposta del cliente sembra allettante, nella verticale a cui ho avuto il piacere di partecipare 2 anni fa questa annata mancava e non capita tutti i giorni di poter coccolare, aprire, servire e degustare una bottiglia di questo rango.

La preparazione della serata parte da lontano, il lunedì è arrivata la bottiglia che ha subito una breve “quarantena” per permettere ai depositi di tranquillizzarsi e adagiarsi lungo la stessa, riposando come hanno fatto per tutti questi anni in cantina per poi durante il pomeriggio della domenica successiva “subire” da parte del sottoscritto quell’affascinante pratica che si chiama decantazione per permettere la separazione dei residui solidi e cominciare l’avvicinamento al mondo reale.

Un velluto rosso rubino con riflessi granato, intenso e vivace nel colore nasconde gli anni trascorsi senza la minima incertezza dotato di un corpo di straordinaria eleganza che pochi altri possono permettersi di sfoggiare. 6 ore nel decanter non sono servite molto, pochi istanti nel calice e pochi calcolati movimenti gli permettono di dimenticare una leggera timidezza iniziale per così raccontarci qualcosa di lui. Una nota di Smalto, pungente e invadente in modo leggero vola via a favore di note terziarie sicuramente più piacevoli, liquirizia pura, cioccolato al latte accompagnati da una nota di cuoio e terra bagnata che si trasforma in un prezioso tartufo, è solo l’incipit di un una storia molto lunga che con il tempo si movimenta e scalda, una ciliegia essiccata che balla tra sentori di prugna il tutto avvolto da una nota di rosa appassita.

Devo confessare che ci sono voluti ben 30 minuti prima di convincermi ad assaggiarlo, rapito completamente da suo aspetto e dal suo profumo, un continuo incrocio di sguardi senza quel coraggio per farsi avanti.

Duro in un primo istante, dotato di una freschezza disarmante poco dopo si lascia andare, diventa più accondiscendente, più propenso al dialogo. Un tannino farinoso elegante ed avvolgente, un calore da tabacco da pipa e una persistenza inenarrabile non lasciano dubbi e come un principe dal cavallo bianco, maestoso si rivela in tutta la sua regalità. Una fiaba senza fine questo calice, un racconto così intrigante che si vorrebbe continuasse senza sosta, ma  un evento si può chiamare tale solo se collocato tra due parentesi temporali che facilmente regaleranno l’immortalità al ricordo stesso.

Difficile seguire schemi, schede e quant’altro quando si assaggia uno dei vini migliori al mondo, difficile essere oggettivi, ma vi assicuro che è facile lasciarsi trasportare dove lui vuole portarti, fino all’Happy End.

Si ringrazio Nello, per avere dato la possibilità di creare questo evento, Luca per quel sentore alla fine non detto e Chiara per averlo degustato.

Cosa c’è in una bottiglia di 25 anni?

Tag:, , , ,

Categorie: Degustazioni

Non c'è ancora nessun commento.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: